HERREH parte da come l'essere umano percepisce, apprende, dà significato a ciò che vive e sta in relazione.

La ricerca aiuta a comprendere questi processi.

L'educazione emotiva e relazionale li traduce in parole, strumenti e pratiche per la vita quotidiana.


L' essere umano non è soltanto il suo cervello.

Ogni esperienza prende forma nell'incontro tra corpo, emozioni, attenzione, memoria, linguaggio, relazioni e contesti di vita.

Per questo HERREH non considera la persona come un insieme di funzioni isolate, né riduce ciò che sente a una reazione biologica.

Ciò che viviamo dipende anche dalla storia personale, dalla qualità dei legami, dai ruoli che abitiamo, dalla cultura e dalle condizioni materiali in cui viviamo.


Il contributo delle neuroscienze

HERREH dialoga con i contributi delle neuroscienze cognitive, affettive e sociali, con la ricerca sull’interocezione e con gli studi sul rapporto tra linguaggio ed emozioni, per comprendere come percezione, emozioni, corpo, pensiero, linguaggio e relazioni partecipino allo sviluppo umano.

I principali riferimenti sono indicati in fondo alla pagina.

Ambiti:
Neuroscienze cognitive
Attenzione, memoria, interpretazioni, apprendimento e possibilità di scelta.

Neuroscienze affettive
Emozioni, motivazione, bisogni, impulsi e orientamento dell’azione.

Interocezione e corpo
Segnali corporei, ritmo, respiro, tensione, attivazione e sensazioni interne.

Linguaggio ed emozioni
Parole, narrazioni, concetti emotivi, espressione e comprensione dell’esperienza.

Neuroscienze sociali
Legami, appartenenza, riconoscimento, co-regolazione e influenza dei contesti.


Corpo, emozioni, pensiero, linguaggio, relazioni e contesti

Nessuna dimensione della nostra esperienza agisce in isolamento: l'educazione emotiva e relazionale nasce da questa interdipendenza.

Corpo
Cosa osserviamo: sensazioni interne, respiro, tensioni, livelli di energia e ritmi.
Cosa possiamo apprendere: ad ascoltare i segnali corporei per rispondere con maggiore presenza.

Emozioni
Cosa osserviamo: stati emotivi, intensità, bisogni e impulsi.
Cosa possiamo apprendere: a riconoscere ciò che proviamo, senza giudicarlo e senza reagire in automatico.

Pensiero
Cosa osserviamo: attenzione, memoria, pensieri, interpretazioni e aspettative.
Cosa possiamo apprendere: a distinguere tra fatti e interpretazioni, aprendo nuove possibilità di risposta.

Parole
Cosa osserviamo: lessico emotivo, narrazioni, dialogo e modi di comunicare.
Cosa possiamo apprendere: a dare parole precise al nostro vissuto, ai bisogni e ai confini.

Relazioni
Cosa osserviamo: ascolto, fiducia, reciprocità, modi di affrontare il conflitto e riparazione.
Cosa possiamo apprendere: a costruire legami più chiari, responsabili e rispettosi.

Contesti
Cosa osserviamo: cultura, ruoli, dinamiche di potere, risorse e senso di appartenenza.
Cosa possiamo apprendere: a comprendere ciò che va oltre il singolo e a partecipare al cambiamento collettivo.

Questo modello non nasce per classificare o etichettare le persone.

Serve a offrire differenti punti di osservazione, affinché l'esperienza possa essere compresa con più precisione e attraversata con una reale libertà di scelta.


Otto passaggi di apprendimento

Per HERREH l’educazione emotiva non è un insieme di tecniche di autocontrollo né la ricerca di una calma forzata.

È un percorso di apprendimento che collega corpo, pensiero e relazioni: offre occasioni per comprendere ciò che si prova, scegliere come agire e stare con maggiore attenzione nei legami.

1. Percepire
Accorgersi dei segnali del corpo, degli stati emotivi e di ciò che accade nell'ambiente relazionale.

2. Riconoscere
Distinguere emozioni, pensieri, bisogni, impulsi, comportamenti e situazioni.

3. Nominare
Trovare parole più precise e meno giudicanti per descrivere ciò che si vive.

4. Comprendere
Collegare l'esperienza a significati, bisogni, valori, storia personale e dinamiche relazionali.

5. Regolare
Ampliare le possibilità di risposta senza reprimere, negare o giudicare ciò che si prova.

6. Comunicare
Esprimere vissuti, richieste, confini e responsabilità con maggiore chiarezza.

7. Relazionarsi
Praticare ascolto, reciprocità, conflitto costruttivo, cura e possibilità di riparazione.

8. Partecipare
Portare ciò che si apprende nei contesti di vita e contribuire a renderli più umani, sicuri e vivibili.


Come lavoriamo

Ogni incontro HERREH segue la stessa sequenza: un quadro scientifico spiegato con parole semplici, un'esperienza concreta che lo rende riconoscibile, un esercizio o una riflessione per provarlo in prima persona, un dialogo aperto.

I formati vanno da un'ora a tre giorni, in presenza e online.

I percorsi per scuole e organizzazioni cominciano con una conversazione esplorativa di 45 minuti, per capire il contesto e valutare insieme se e come procedere

Richiedi una conversazione esplorativa → project@herreh.it


Il benessere non è un compito individuale

HERREH non considera il benessere una prestazione emotiva.

Non chiediamo alle persone di essere sempre calme, produttive o capaci di risolvere ogni difficoltà da sole.

Spesso ritroviamo orientamento e possibilità di scelta grazie a relazioni affidabili, spazi di ascolto e contesti sufficientemente sicuri: è ciò che chiamiamo co-regolazione.

Per questo il metodo lavora sempre su due piani, la persona e i contesti in cui vive.


Educazione, non trattamento clinico

HERREH è una realtà culturale ed educativa.

Non offre diagnosi, psicoterapia, supporto medico, trattamento clinico né promesse di guarigione.

Non è neppure un percorso di coaching individuale né un’offerta di wellness: le sue proposte hanno natura educativa e culturale.

Le nostre attività possono offrire conoscenze, strumenti di riflessione, pratiche di consapevolezza e spazi di apprendimento; non sostituiscono il lavoro di psicologi, psicoterapeuti, medici, psichiatri o altri professionisti sanitari qualificati.

Rispettiamo la complessità delle esperienze personali e manteniamo chiari i confini tra educazione, supporto relazionale, cura e intervento clinico.

Nei percorsi:

  • Non vengono formulate diagnosi o interpretazioni cliniche.
  • Non viene richiesta né forzata la condivisione di esperienze personali.
  • Non vengono promessi esiti terapeutici o trasformazioni garantite.
  • Le pratiche proposte rispettano gradualità, consenso, autonomia e possibilità di non partecipare.
  • Quando necessario, incoraggiamo a rivolgersi a professionisti qualificati.

Riferimenti

Il metodo di HERREH dialoga con diversi filoni di ricerca. Indichiamo qui alcuni dei riferimenti principali, che non costituiscono una validazione scientifica delle nostre attività ma ne rendono visibili le basi.

  • Emozioni. Antonio Damasio, L'errore di Cartesio; Lisa Feldman Barrett, How Emotions Are Made; Jaak Panksepp, Archeologia della mente.
  • Corpo. A.D. Craig, How Do You Feel?; gli studi di Sarah Garfinkel e Hugo Critchley sull'interocezione.
  • Parole. Matthew Lieberman e colleghi, Putting Feelings Into Words (2007).
  • Relazioni. Daniel Siegel, La mente relazionale; James Coan, social baseline theory.
  • Pensiero. Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci; James Gross, il modello della regolazione emotiva.
  • Educazione emotiva. Peter Salovey e John Mayer, Emotional Intelligence (1990); Marc Brackett, il modello RULER; Martha Nussbaum, L'intelligenza delle emozioni.